Fronte del Porco
 
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La dura vita del dottorando

La scorsa settimana sono tornata a casa e ho trovato una piccola ma squisita sorpresa postale: un questionario da compilare inviatomi dal "Nucleo di Valutazione di Ateneo" al fine di procedere alla rilevazione delle opinioni dei dottorandi sulle attività dei corsi di dottorato. È stato allora che mi è partita la vena e ho pensato che, forse, tre anni della mia vita buttati in quell'Istituto meritavano una risposta più approfondita di una semplice crocetta da schedina. E ho risposto al questionario con questa breve missiva.

Esimio Professore,
ho appena terminato di riempire il questionario "atto a raccogliere informazioni, pareri e opinioni dei dottorandi riferibili a vari aspetti dei corsi di dottorato" e domani sarà mia premura inviarlo all'indirizzo da lei segnalatomi. Mi sono però resa conto che ciò che si evince dalla lettura del suddetto questionario debitamente compilato è, oserei dire, riduttivo, rispetto all'esperienza di lavoro di questi miei ultimi tre anni di vita. Mi permetta quindi di approfittare della sua cortesia e disponibilità e legga fino in fondo, se possibile, questa mia.

Durante i tre anni di corso di dottorato ho attivamente partecipato al programma didattico-formativo stabilito dal Collegio dei Docenti e, in particolare, mi sono quotidianamente dedicata all'acquisto della Gazzetta e al suo premuroso ed immediato recapito sulla scrivania del mio Coordinatore.

Ho partecipato a seminari e lezioni inerenti l'uso della fotocopiatrice, del fax e del PC. Per l'esattezza ho fotocopiato per intero il Maniatis, un manuale, autentica e costosa bibbia del biologo molecolare; ho inviato per fax decine di ricevute di pagamenti, assicurazioni, abbonamenti e "nonsopiùcosaltro" del mio docente guida; ho provveduto, poi, all'acquisto della fornitura di cartucce per i PC dell'intero Dipartimento.

Ho affinato la mia preparazione scientifica di base, collaborando alla scelta dei "materiali di ricerca" utilizzati dal mio Tutor (esempio pratico: ho cambiato il cinturino all'orologio del figlio del tal Professore, ho accompagnato dal dentista il tal altro Dottore, ho accompagnato il Direttore a lasciare in officina la sua macchina, l'ho scarrozzato con solerzia con la mia auto per tutta la città e, quindi, riaccompagnato presso la sua abitazione… ).

Ho dato prova di affidabilità e serietà accompagnando a casa (pieno centro orario di punta) la mia docente guida quando la poverina si è completamente bagnata le scarpe ed i piedini per la forte pioggia (la derelitta non può andarci da sola perché, abitando in centro, non troverebbe un buco di parcheggio per lasciare la macchina e salire a cambiarsi le babbucce).

Ho mostrato spiccata propensione al lavoro di gruppo assistendo i miei colleghi di sesso maschile, quando il Direttore ha gentilmente chiesto loro di cambiare la ruota forata della sua auto, valutando positivamente la partecipazione a qualsiasi tipo (ripeto il dato: qualsiasi tipo) di esperienza formativa.

Ho migliorato la conoscenza della lingua inglese traducendo decine di articoli (scientifici e non), e preparandone con attenzione l'abstract in lingua originale (tra questi anche un interessante testo in madrelingua, di fondamentale importanza per la corretta formazione universitaria del giovanissimo ultimogenito del Professore, tradotto in un weekend che non potrò facilmente dimenticare).

Con estrema puntualità ho aspettato in aeroporto il Direttore di ritorno da viaggi (di lavoro e non) in orari sempre diversi da quelli prestabiliti in precedenza: ciò mi ha anche permesso di stringere una simpatica amicizia con i dipendenti aeroportuali (quando ho deciso di smettere di fare la tassista per il corpo docente mi sono comprata un motorino per andare al lavoro).

La settimana precedente le festività natalizie ho lavorato come pony express, consegnando regali, pacchi e cestini agli esimi e illustrissimi colleghi del Direttore, e restando comunque a sua disposizione anche durante i giorni festivi (esempio: domenica 18 Agosto, ore 11.30, temperatura 35°C, spiaggia litorale leccese; Santissima domenica di Pasqua, ore 16.30, sole primaverile, divano della casa paterna).

Ho cercato di instaurare un rapporto di collaborazione e fiducia con alcuni miei colleghi: in particolare ho accompagnato spesso un "assegnista" del nostro istituto quando c'era la necessità di consegnare a domicilio i farmaci necessari alla madre del Direttore malata (poverina, per carità, però il fatto che la ottuagenaria abiti in un paese sperduto distante 118 km esatti dal Campus non aiuta).

Ho dato prova di impegno ed operosità, partecipando attivamente all'organizzazione logistica degli ambienti di lavoro (pulizia sistematica dei banconi dei laboratori, rinnovo dell'arredamento della stanza della mia docente guida, trasporto di lavandini, orinatoi e mensole lasciati abbandonati nel corridoio dopo lavori di ammodernamento dei locali igienici).

Per ultimo: mi sono faticosamente ritagliata del tempo (prezioso) da dedicare alla stesura della tesi di dottorato, consegnata in corner qualche mese fa e di cui io vado particolarmente fiera ed orgogliosa in quanto frutto esclusivo del mio caparbio lavoro, delle mie insospettate doti organizzative e delle mie impensate capacità progettuali.

Dimenticavo: ho anche presentato ad un congresso un lavoro, impastato con farina del mio sacco e lievitato con i miei molteplici maldestri esperimenti andati a vuoto (ma ciò non ha impedito alla mia docente guida di apprezzarlo così tanto da voler apporre il suo nome a piè di pagina).

Una prevaricazione soft, impassibile e continua (la loro) ed una consapevolezza stagnante (la mia): a fine mese vorrò scrollarmi di dosso i cattivi pensieri e conseguire il titolo?

Ringraziandola per la sua paziente attenzione, rigorosamente in forma anonima, le invio i miei più cortesi saluti.

Anonima

23 marzo 2005